Senza una strategia AI centrata sulle persone, le aziende rischiano di perdere i talenti migliori

A maggio 2026 Gartner ha pubblicato i risultati del suo Global Labor Market Survey, condotto nel primo trimestre dell'anno su oltre 12.000 dipendenti e manager in 40 paesi. La previsione centrale è netta: entro il 2027, il 50% delle aziende prive di una strategia AI orientata alle persone perderà i propri talenti più qualificati a favore di competitor che hanno investito nell'abilitazione della forza lavoro.
È un dato che sposta il fuoco del dibattito: non più "quali strumenti adottare", ma "come stiamo cambiando il modo in cui le persone lavorano".
Avere accesso agli strumenti non significa saperli usare
Uno dei concetti chiave della ricerca è quello che Gartner chiama enablement illusion: la tendenza dei leader aziendali a confondere l'accesso agli strumenti AI con la trasformazione vera e propria.
I numeri lo confermano. Il 19% dei dipendenti intervistati dichiara di non aver risparmiato tempo con l'AI. Solo il 27% dei C-level afferma di avere una strategia AI davvero completa. E solo il 20% ritiene che la propria forza lavoro sia realmente pronta a lavorare con questi strumenti.
Il punto critico è quanti usano l'AI in modo profondo e su più casi d'uso. Chi lo fa è il doppio più produttivo, 2,3 volte più propenso a produrre lavoro di alta qualità e 3,2 volte più efficace nel migliorare i processi.
Il 73% degli utenti ad alta produttività sono manager o dirigenti. I lavoratori che svolgono le attività più facilmente automatizzabili ricevono meno supporto, meno formazione, meno guida su come integrare l'AI nel lavoro quotidiano.
Questo genera un divario che non è solo produttivo: è un problema di equità nell'adozione. I benefici tendono a concentrarsi dove già esistono risorse e tempo per sperimentare, lasciando indietro chi lavora sotto pressione operativa.

L'adozione AI è una questione culturale, non solo tecnica
Forse il dato più rilevante: la paura di perdere il lavoro a causa dell'AI sta rallentando l'adozione in modo diffuso, e la formazione tecnica standard, da sola, non basta a contrastarla.
"AI adoption is a culture issue, not just a training issue", la fiducia delle persone nel proprio ruolo futuro e la certezza di non essere sostituite ma supportate, è uno dei driver più forti dell'adozione positiva. Insieme a una comunicazione trasparente e continuativa su come l'AI verrà utilizzata in azienda.
I dati Gartner non rivelano nulla di inatteso per chi si occupa di change management e adozione AI: le tecnologie non trasformano le organizzazioni da sole. Servono persone che le usino bene, contesti che le supportino, una cultura che le accolga.
Quello che i dati aggiungono è l’urgenza. Oggi si tratta di non perdere le persone che quell'AI la conoscono davvero e che oggi stanno valutando se restare in un'azienda che le prepara e le abilita, o andare da un competitor che lo fa. Una strategia AI centrata sulle persone non è un plus ma il requisito minimo per competere nei prossimi due anni.
Come lavoriamo in Digital Attitude
Accompagnare le organizzazioni nell'adozione dell'AI mettendo le persone al centro è il cuore di quello che facciamo in Digital Attitude. Non ci occupiamo solo di implementare strumenti: lavoriamo partendo dai processi e casi d’uso concreti, sul cambiamento culturale, sulla governance e sulla formazione continua. Perché un'adozione AI che funziona davvero parte dal capire come lavorano le persone, cosa le frena e cosa le abilita.
Se stai valutando come strutturare una strategia AI che generi valore reale per la tua organizzazione, siamo disponibili a parlarne.
[Fonte: Gartner]